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Otto giorni dopo, colla data del 6 giugno, Ernesta scriveva al dottor Agenore:
«Caro Dottore—Mi annoio mortalmente: le è possibile anticipare l'ordinazione dei bagni al suo amico Leonardo e mandarlo a Spa, perchè io possa passare una quindicina di giorni a Milano?»
E colla data del 10 il dottor Agenore rispondeva:
«Carissima signora—Il mio amico Leonardo parte domattina, colla prima corsa.»
VIII.
Voci della città.
Ernesta tornò in città, e con lei Olimpia, il cuoco ed i canarini.
Entrando nelle sue stanze, rivedendo i suoi mobili, aprendo i suoi cassetti, frugando nei ripostigli noti a lei sola, la bella si avvide con stupore di provare una gioia tutta cittadinesca pari press'a poco a quella tutta campagnuola che aveva provato rivedendo dopo tanto tempo le acque del lago di Lecco, i colombi e la pineta dall'alto del suo villino di Bellagio. Questa scoperta la indusse ad una breve considerazione filosofica che terminò in un sospiro, ma non le tolse di abbandonarsi intera alla festa di quel mutamento.
A calcoli fatti ella doveva rimanere in città venti brevissimi giorni, chè tanto doveva durare la cura idropatica dell'amico Leonardo; si proponeva dunque di stare allegra, di compensare coll'intensità la breve durata del diletto. Al programma della festa non aveva pensato, ma che dovesse riuscire una magnifica festa chi poteva dubitarne?