La prima persona che vide nel giorno successivo all'arrivo, fu lei, proprio lei, l'amabile cuginetta. Non dico che in un programma festoso non potesse entrare una visita della signorina Virginia, ma è certo che se Ernesta avesse avuto tempo di fare un programma, l'avrebbe messa da ultimo, od in un intermezzo da non saper proprio come occupare altrimenti.

L'amabile cuginetta venne sola, a piedi, accompagnata dal vecchio servitore, poco dopo il mezzodì, quando il sole batteva a piombo ed il lastrico delle vie pareva infuocato. La povera creatura s'era sagrificata così in nome del dovere, aveva esposto i suoi capelli di stoppa e le suola de' suoi stivaletti al pericolo di pigliar fuoco, per amore della virtù minacciata e del decoro offeso. In altri termini i Rinucci sapevano tutto; il grande affetto aveva loro svelato ogni cosa; pel vivo attaccamento eransi tenuti informati di quanto accadeva… ed ahi! (un gran sospiro) accadevano cose che essi erano ben lungi dal prevedere e che se avessero potuto prevedere….

Ernesta allo spettacolo di tanta solennità ebbe il crudele pensiero di stare ad ascoltare attentissima, anche quando la signora Virginia non sapeva più come andare innanzi. Un altro sospiro tappò alla meglio la frase. Dopo di che l'amabile cuginetta si contorse sulla sedia cercando di mantenersi nel proprio sussiego e ripigliò a dire:

«Perdona se sono schietta, non so essere altrimenti; e sai se ti voglio bene.»

Ernesta non potè far di meno di rispondere alla muta:

«Oh! questo sì poveretta!

—Ebbene, per l'amore che ti porto mi duole che si possa dire di te….

—Che si dice?

—Si dice che non ami Leonardo, che vi siete separati, che te ne andasti in campagna per non stare con lui.

—E chi lo dice?