Un giorno, presa dalla disperazione, sentì la curiosità di penetrare nella camera di Leonardo.

Non v'era entrata quasi mai e ne serbava una memoria confusa; come vi fu, si tenne in mezzo della stanza, si guardò intorno curiosamente come un fanciullo e per poco non battè le mani per la piacevole commozione; era un'ora da occupare illegittimamente, lo diceva essa pure, ma in modo piacevole.

Si aspettava mille rivelazioni curiose, non ne trovò una; fruga e rifruga in cassettoni ed in cassettini, le sole reliquie che potè raccogliere, non prive d'un certo significato, furono il ritratto della B…. prima ballerina assoluta di rango francese, una donnetta come ce ne sono tante, ed un mazzolino di fiori dissecati. Il ritratto portava una dedica a' suoi ammiratori, non priva d'ingenuità o di spirito, priva però d'un'emme; il mazzolino poteva essere un furto ad una bella, se pure non era uscito dal paniere d'una fioraia.

Le avventure di Leonardo o non erano dunque degne di nota od erano di quelle che non lasciano traccia; rimaneva Leonardo. Eccolo, in piedi quanto è lungo, che minaccia d'uscire dai margini del ritratto di gabinetto. A vederlo così pare proprio un bell'uomo, un po' patito, ma con una faccia espressiva, e con due occhietti vispi e lucenti da non potersi credere destinati ad un intorbidamento caterattoso corticale.

Ernesta stette un pezzo con Leonardo fra le mani; pensava…. a che pensava?

Finalmente ripose il ritratto nell'albo, cacciò la prima ballerina di rango francese sotto il monte di libri, da cui l'avea disseppellita, chiuse le finestre come le aveva trovate, ed uscì sulla punta dei piedi.

La sera il dottor Agenore venne e staccò il suo sassolino.

Tornò il domani, e l'altro, e l'altro. Ernesta lasciava fare. Ma un giorno le fu annunciata la visita della cuginetta.

—Non sono in casa,—disse ad Olimpia.

—Ho già detto che ci è, non sapevo….