—Sì, mi accorgo di tutto, medito ogni sua parola, ogni sua intonazione di voce, il passo, i movimenti, ogni cosa. Ma non mi basta. Cerco la tenerezza che è figlia dell'amore, e trovo solo la tenerezza, che è figlia della compassione…

—Della compassione che è la nonna dell'amore, perchè sua figlia la tenerezza va a nozze col desiderio e genera l'amore, che poi rigenera quell'altra tenerezza. Sono casi di parentela molto complicati, vi è dell'incesto in mezzo, ma tanto è così…. Oh! manco male, ti ho fatto ridere!

—Di che si ride?—domandò Ernesta ritornando.

—Debbo dirlo?—chiese il dottore sottovoce all'infermo.

—Non oggi, non oggi.

—Si ride,—proseguì Agenore, accomodando la benda al cieco,—e si ride a torto, della teorica dell'amore di un filosofo tedesco, Arturo Shopenhauer, la teorica del completamento, secondo la quale gli organismi cercano istintivamente di completarsi coi loro contrarii, l'uomo sanguigno colla donna linfatica, l'uomo bruno colla donna bionda, il grosso….—

Stava per dire colla «sottile,» quando si rizzò quanto era grande e grosso, levò la testa bruna e si vide dinanzi la signorina Virginia Rinucci, più bionda e più sottile del solito, ma meno linfatica, a giudicarne dalle guancia imporporate dal rossore, la quale era entrata dietro ad Ernesta senza dir nulla.

Agenore salutò scusandosi di non averla veduta, senza altro risultato che di farla arrossire più forte.

—E viceversa,—aggiunse premurosamente per correggere l'effetto d'una involontaria dichiarazione,—i piccini coi donnoni, i biondi colle brune. L'ideale dei completamenti, il completamento tipico sarebbe quello d'un nano con una gigantessa, coniugi spaiati che si fanno vedere alle fiere.—

Ernesta rise, non so se dell'immagine o dell'intenzione del dottore.