Ma la pudica Virginia avea ricevuta una dichiarazione e se la teneva, e non ci era verso di fargliela restituire; e questa volta come le altre, Agenore dovette finire con lasciare il campo, infilando l'uscio.
Anche la cuginetta, le cui visite da qualche tempo coincidevano con quelle del dottore, non tardò ad andarsene.
Ernesta e Leonardo rimasero soli.
Era l'ora del mezzodì; dal cortile soggetto, attraverso le imposte chiuse in modo da lasciare passare insieme un filo d'aria e di luce, giungevano le vocette di alcuni fanciulli schiamazzanti.
—Ti disturbano?—chiese Ernesta,—vuoi che dica loro di star zitti? Sono buonini, mi obbediranno; o vuoi che chiuda la finestra del tutto?
—No,—disse Leonardo melanconicamente,—lasciali fare, mi par di essere tornato fanciullo, quando giocavo a mosca cieca coi miei compagni, ed uno alla volta ci mettevamo la benda sugli occhi… come io ora… lasciali fare, giuoco anch'io con essi.
—Povero Leonardo!—disse Ernesta.
—Povero Leonardo!—ripetè il cieco.
Non disse altro; pur comunque si adoperasse a nasconderlo, egli era inquieto, crollava ogni tanto il capo, come cercando nel buio, si muoveva, apriva la bocca per parlare, taceva.
—Conducimi a spasso—disse poco dopo.