Ernesta gli offrì l'omero perchè vi si appoggiasse e lo menò in giro per le camere, finchè egli disse:—Basta.

—Basta; ora sediamo, qui nel salotto, io nel seggiolone, tu al pianoforte… suonami qualche cosa.

—Un walzer di Strauss,—disse Ernesta aprendo il pianoforte dimenticato.

—No, una romanza mesta, un notturnino.

—O una marcia funebre,—aggiunse la bella ridendo.—Ecco il notturnino… incomincio, se sbaglio non ci badare, non lo faccio a posta.—

E incominciò.

Leonardo ascoltava estatico, e quando l'ultima nota si perdette, egli ancora ascoltava.

—Ti basta?—chiese la bella.

—Sì, non bisogna guastarmi la cara impressione; ogni pezzo di musica ha il suo linguaggio; bisogna ascoltarne attentamente uno e meditarvi su…—-

Ernesta chiuse il pianoforte e venne presso al marito.