Ma la contessa non parve avvedersi di nulla e si accostò all’ammalata per annunziarle all’orecchio con una vocetta dolce e penetrante: — un medico!

— Ah! sospirò l’inferma, e rimosse a fatica il braccio destro, senza riuscire a sollevarlo: allora col braccio mancino accennò al Cilecca di accostarsi: e il Cilecca si accostò, senza punto scomporsi, fino a cacciare il capo sotto il baldacchino che misurò con un’occhiata, mentre veniva brancicando il damasco in un certo suo modo speciale, per far cantare la stoffa sotto le dita.

— Mi tocchi il polso, disse l’ammalata.

Il Cilecca toccò il polso.

— La febbre non ci è, disse la giacente.

— La febbre non ci è, signora contessa.

L’ammalata girò intorno uno sguardo di compiacenza, a cui Beatrice fu la sola a rispondere con un sorriso, perchè l’infermiera dondolava il capo lottando col sonno, e il conte Cosimo aveva afferrato una sedia per star ritto e ne tormentava lo schienale con tutte e due le mani.

— Lo vedi, Beatrice, balbettò la contessa Veronica, lo vedi — febbre non ci è, e senza febbre non si muore — non ho voglia di morire così presto, non è vero, dottore?

L’occhialetto del Cilecca cadde in questo punto; e appena il proprietario l’ebbe trattenuto e rimesso a posto, lanciò prima un’occhiata per passare da parte a parte il vecchio Ambrogio, che era sulle spine, poi disse: — Sono della sua opinione, contessa.

E non disse altro — ma quando volle scostarsi dal letto, l’ammalata lo trattenne dicendo: che cosa mi ordina?