— Lo so io, rispose Silvio; a te Giovanni la vita del campagnuolo piace di sicuro: invigilare il lavoro dei campi, custodire il bestiame, far mungere le vacche alla tua presenza; tutte queste cose ti vanno a genio, confessalo.
— Lo confesso, dichiarò Giovanni, ma non capisco...
— E tu, Pantaleo, se avessi a tua disposizione un carro, un biroccino e due buoni cavalli, e potessi fare, oggi il carradore, domani il vetturino, e tutto l’anno andare e venire da un luogo all’altro, saresti contento; negalo se puoi.
Pantaleo non potè negare, ma non capiva nemmeno lui; e allora Silvio spiegò la sua idea. Giovanni, se volesse, andrebbe a stare nel podere Speranza nostra, avrebbe, nella casa, una bella camera al secondo piano; Pantaleo abiterebbe una stanza vicina; si terrebbero compagnia finchè, un poco alla volta, il fondo non si popolasse di coloni. Di giorno Pantaleo andrebbe col carro a caricare olive o uva, secondo lo stagioni, a Sassari, a Sorso; e Speranza nostra farebbe l’olio più puro, e il vino più squisito di tutto il Logudoro. Punto salario; ma Pantaleo e Giovanni, oltre che mantenuti ed alloggiati, avrebbero una parte degli utili dell’impresa.
L’idea allettatrice fece gongolare Giovanni e Pantaleo, ai quali pareva già che la Sardegna cominciasse a mantenere più di quanto Ambrogio aveva promesso; quando poi videro Speranza nostra, e compresero all’ingrosso le trasformazioni che quel piccolo paradiso doveva fare in meno d’un anno, la contentezza divenne entusiasmo.
— Pantaleo, diceva il cuoco, piantandosi in osservazione dinanzi al finestrino tondo della sua camera. Pantaleo, avevi tu sognato mai qualche cosa di simile? Osserva tutta questa bella campagna giù giù fino alla valle, poi quei prati, dall’altra parte quei boschi.... osserva questi olivi, quegli aranci, quei melagrani, osserva quelle palme con quei grappoli di datteri appesi in alto, come negli alberi di cuccagna.... osserva lì... osserva là; Pantaleo, tu che sogni ogni notte, hai fatto mai un sogno così bello?
È a credere che Pantaleo, sognando ogni notte, avesse visto anche di meglio; ma egli non voleva mortificare, nemmeno con questa restrizione, l’entusiasmo del suo collega, e rispondeva con un cenno del capo.
— Ma che silenzio! proseguiva Giovanni; qui dunque non ci è nessuno? è una campagna abbandonata questa?
— Tutta la campagna è così, rispose Silvio; ancora non ho fatto incominciare i lavori necessarii, il raccolto delle ulive non ci darà da fare, perchè l’oliveto è povero e quest’anno non ha messo frutto.
— Ma i contadini dove sono?