— Quando la campagna sassarese avrà i suoi abitanti, questi muriccioli ridicoli cederanno il posto ad una siepe viva, o ad un fossatello, per cui passeranno le acque operose delle sorgenti, che ora ramingano oziando negli acquitrini; ma noi non vedremo quel giorno!

— Perchè no? esclamò Giovanni.

Il cuoco infervorato non disperava più di nulla, nemmanco di campare gli anni di Metusalemme.

Uscendo dal sentiero, si trovarono nello stradone. Qui lo spettacolo era più ameno; i contadini, le loro donne e i loro ragazzi si affrettavano a drappelli verso Sassari, per giungervi prima delle orazioni, a cena; erano tutti di buon umore; e quando giungeva una brigata, pareva che si levasse un volo di passeri. Gli uomini, per lo più sbarbati, colla zappetta buttata sull’omero, colla pipa in bocca, passavano guardando arditamente in faccia il signor Silvio, senza nemmeno accennare l’intenzione di toccarsi la berretta. Avevano scritto in faccia un solo sentimento, quello dell’indipendenza, che li rendeva simpatici anche nella loro villania; ma del pittoresco costume sardo, essi non avevano serbato che la lunga berretta nera; invece delle uose, dei calzoni a campana e delle brache corte di panno, essi vestivano pantaloni e giacchette di foggie cittadinesche.

Ma quegli indumenti rattoppati o laceri o poco puliti erano per essi un simbolo d’eguaglianza, e li portavano con decoro.

Le donne, colla pezzuola annodata sotto il mento, non avevano anch’esse nulla che ricordasse l’antico costume sassarese; qualcuna soltanto, e delle vecchie, conservava il busto allacciato; passavano tutte, come i loro uomini, senza salutare la gente che non conoscevano; alcune portavano sulla testa una corba che pareva dovesse cadere ad ogni momento; ma mettevano il passo con tanta sicurezza che la corba non cadeva mai. E passavano, povere e belle, povere e brutte, colla medesima indifferenza superba, non guardando in faccia a nessuno.

Quella processione di zappatori e di raccattatrici di ulive, accompagnò sino a casa il professore, il quale da un pezzo non vi badava, perchè aveva fissi gli occhi a una finestra, in cui si affacciavano i volti di Beatrice e d’Angela.

— Salute, professore!

— Salute, donna Beatrice; signoricca, salute.

Angela aveva riso tanto la prima volta che si era sentita chiamare signoricca dai popolani sardi, e anche questa volta lasciò cadere dalla finestra una risata.