— Ti ho portato in braccio; ti ho portato in groppa; disse Su Mazzone, e gli tremava la voce, mentre continuava a tenere gli occhi fissi su quel visino adolescente, che gli ricordava un vago sembiante di donna.

— Mi sembra di vedere tua madre, disse poi, è per questo che ti guardo; e dimmi, non me lo vuoi dare un bacio?

— Perchè no? disse Angela e scoccò un bacio sulla faccia barbuta.

— Questo non è mio, scappò detto a Su Mazzone, ora me ne darai uno per me — non ho figliuoli, io, e tutti i bambini mi baciano.

— Io la bacio, protestò Angela, ma non sono una bambina.

— È vero, tu non sei una bambina... ripetè il bandito guardandola.

Su Mazzone non provava più verun impaccio; sedette a mensa nel posto che gli fu assegnato, e non si avvide neppure che, rimettendosi la berretta in capo senza chiederne licenza alla contessa, dava scandalo a Cecchino, il quale fu ingegnosissimo nel vendicare i suoi padroni; e ad ogni piatto che portò in tavola, riuscì a cacciare il gomito sotto il naso del bandito.

Era un uomo amabile Su Mazzone; una volta avviato a cianciare, trovava facilmente l’aneddoto e la barzelletta; conosceva tutta la Gallura, tutta l’Anglona e tutta l’arma dei carabinieri a piedi ed a cavallo. Beatrice che si trovava per la prima volta a contatto con un uomo di quella fatta, veniva stuzzicando le confidenze, per tenere sveglio quello sgomento piacevole che si era impadronito dell’anima sua. E Su Mazzone, continuando a spacciarsi per Efisio Pacis, frugava nella propria vita per alimentare quella curiosità femminina da cui si sentiva lusingato. Una volta gli venne sulle labbra il suo vero nome.

Su Mazzone! interruppe prontamente Beatrice, ha conosciuto Su Mazzone?

— Un poco, rispose il bandito con un sorriso.