— Com’è? Vuol parlarci di lui? disse la contessa.... Cecchino, guarda che cacci il gomito nella faccia del signore.
Cecchino ritirò il gomito, ma non diede alcun indizio di pentimento.
— Ha le braccia lunghe, osservò scherzosamente il bandito, ed è un ragazzo serio — come ti chiami?
Cecchino guardò l’audace, che lo interpellava così, e finse di non intendere; Su Mazzone gli ghermì il braccio, lo guardò fisso, e senza cessare di sorridergli, ripetè la domanda in sardo: comente ti naras? Al povero Cecchino si aprì un orizzonte in quello sguardo, e il dialetto lugudorese commentato da quella stretta, divenne la più chiara dello lingue.
— Cecchino! si affrettò a rispondere, Cecchino Misirolli!
Il bandito disse che Cecchino Misirolli era un bel nome, e l’ex guattero si ritrasse in un canto giurando di vendicarsi.
— Su Mazzone, cominciò il bandito, è un uomo come me; piccolo, asciutto, magro, come me; non è vero che sia terribile; non ha mai fatto del male a nessuno; non sa che difendersi; gli piacciono le belle donne, e se i carabinieri gli lasciassero un po’ di pace, vecchio com’è, colla barba lunga e grigia come la mia, non andrebbe no a farsi cappuccino, ma si piglierebbe in moglie una ragazza bella e un po’ matta...
— Perchè un po’ matta?
— Perchè per pigliarsi un marito colla barba grigia una bella ragazza non ha bisogno d’esser savia. Non è vero forse?
Beatrice rise, dicendo che era verissimo, e così disse Cosimo; Silvio stette zitto, ed Angela, che non istaccava gli occhi dal bandito, non intese neppure.