— Grazie, Cecchino, disse il bandito, e Cecchino buon figliuolo, senti svanire tutto il suo rancore per amor delle Muse.

Il bandito, colla berretta in una mano e il bicchiere nell’altra, ripigliò, parlando alla contessa:

Nadu m’ana cosas mannas

De tua belesa e buntade....

Como però no m’ingannas.

Furbo Su Mazzone! A queste parole fece seguire una sospensione maliziosa, col pretesto di aspettare i comodi della Musa.

— Che cosa ha detto? domandò Beatrice a Silvio; e il professore spiegò: «mi hanno detto tante cose della tua bellezza e della tua bontà; ora però non m’inganni...»; ha detto così.

L’effetto era ottenuto; sulla faccia della contessa, Su Mazzone cominciava a leggere quell’ansia penosa di chi teme che una persona amica commetta o dica una villania; e subito proseguì con grazia:

Chi ses bella già lu ido,

E chi ses bona già l’isco;