Su Mazzone seguì per un breve tratto la strada deserta, col cagnuolo attaccato ai calcagni come l’ombra del suo corpo; si arrestò dinanzi a un muricciuolo che cingeva un terreno non ancora fabbricato, afferrò il cagnuolo per il collo e lo buttò dall’altra parte, dopo di che scavalcò egli stesso quella barriera.

Pochi minuti dopo il bandito era scomparso nel fondo nero della campagna.

— Noi non sappiamo che cosa sia seguito, disse Cosimo a Silvio, ma egli pareva tranquillo e sicuro di sè; a buon conto non sarà male che nessuno parli del commensale che abbiamo avuto a cena.

— È vero, rispose Silvio.

— Amici, disse il conte, affacciandosi alla cucina; nessuno di voi ha visto l’uomo che se n’è andato; nessuno di voi sa che un pastore ha cenato qui stanotte; mi raccomando.

Non disse altro, ma ce n’era d’avanzo.

Fu interrotta la lavatura dei piatti, e l’immagine di quell’omino, tutto pelo, e niente sostanza, empì la cucina per il resto della serata.

— Dov’è Angela? chiese Cosimo, rientrando nella sala da pranzo e trovando Beatrice sola.

Angela era di là, nella sua cameretta bianca.

E che faceva Angela?