L’uscita del falso dottore dalla camera della inferma era stata così singolare, che la stessa ammalata ne fece l’osservazione:

— Che visita curiosa! disse.

E la contessa Beatrice ripetè allegramente:

— Sì, una visita curiosa!

L’infermiera intanto si era svegliata, e per resistere al sonno fissava innanzi a sè il vuoto, con un’occhiata severa.

— Cosimo! chiamò l’ammalata.

E Cosimo abbandonò i propri pensieri per accorrere sorridendo al capezzale della madre.

— Cosimo! balbettò la vecchia, manda quella povera donna a letto; è un’infermiera bizzarra, non fa che dormire ed ha sempre sonno; mi fa pena.

Ma questo era uffizio di Beatrice; la vezzosa donnina prima rise a fior di labbro, come se fosse un suo ufficio doveroso quello di gettare un po’ di allegria intorno a sè, poi fece il giro del letto, accennando al marito di lasciar fare a lei, e venne presso all’infermiera, la quale aveva chiuso un occhio per intero e colla inutile severità dell’altro occhio socchiuso continuava a fissare il proprio avversario.

— Geromina, le disse...