Geromina s’immaginò di aprire anche meglio gli occhi, spalancando la bocca.

— Geromina, insistè la contessa, andate a riposare.

— Non ho sonno, asserì coraggiosamente la povera donna.

Beatrice accolse la dichiarazione con una risatina, poi ripetè: Andate a riposare; la mamma non ha bisogno di voi, andate.

E Geromina se ne andò con dignità.

— Siamo soli? domandò la vecchia.

— Soli, rispose Cosimo, stringendo la mano irrigidita della madre.

— Mi promettete di non piangere, di non disperarvi? ripigliò la contessa Veronica quando ebbe visto il visino bianco di Beatrice curvo sopra di lei; io devo morire....

— Non dica così...

— Sì, lo so, lo sento, poco mi rimane da stare al mondo, qualche anno ancora e dovrò andarmene. Mi hanno mandato questa malattia come un avviso; e sarei cieca e sorda se non dessi ascolto. Che fare, bimba mia? Ad uno ad uno ce ne andiamo tutti. Ho ancora il cervello a segno, e potrei perderlo... Sentite, figliuoli; vorrei far testamento. Non mi dite di no...