Durante la traversata del bosco, Ciccito Scano spiegò ancora che la corteccia delle quercie dava ogni anno un ricco prodotto di sughero a Giannandrea il Lungo, perchè anche Giannandrea aveva il suo bosco, un po’ più su, e che l’ingrassamento dei maiali nel solo mese di novembre gli doveva fruttare una bella sommetta. L’anno precedente, il giorno d’Ognissanti, egli si era trovato in uno stazzo, ed aveva visto una mandra di mille suini, magri come cagnuoli, che venivano da Ozieri per entrare a dozzina. Il pastore riceveva i maiali, gl’ingrassava, e riscoteva il diritto del piede.
Avere il piede significa avere diritto ad un piede di ogni quattro; i maiali, come se lo sapessero, non vanno mai soli all’ingrasso; ci vanno a centinaia, ed a migliaia.
Il pastore riceveva dunque mille maiali magri, e s’impegnava a restituirne settecentocinquanta grassi, tenendo gli altri per sè.
Ciccito Scano parlava ancora, e già nessuno gli dava retta; all’uscire dal bosco, mettendo il piede nel pascolo di Giannandrea il Lungo, anche il tempiese ammutolì per prepararsi all’incontro con Mariantonia.
La fantasia di Silvio, che aveva fatto la pazzerella per tutta la strada, rinsaviva di repente, al pensiero di rivedere fra pochi istanti Giorgio. L’aspettazione medesima faceva battere il cuore del conte Cosimo e della contessa Beatrice.
Angela soltanto, non sospettando di nulla, domandò inutilmente due volte che piante fossero quelle che vedeva sparse qua e là, tutte coperte di fiori bianchi; nessuno le rispose.
— Zio Silvio, che piante sono? insistè la fanciulla, credendo che Ciccito Scano non lo sapesse.
Allora Ciccito Scano risvegliato dal suo sogno ad occhi aperti rispose:
— Sono lentischi.
Silvio sarebbe stato imbarazzato a rispondere; passando rasente alla siepe d’un chiuso per le pecore, gli era sembrato di udire un gemito.