— Povero Giorgio! esclamò Silvio teneramente, fissando gli occhi in quella faccia pallida e scarna. E come stai, ora? gli domandò per non dirgli tutta la pietà che sentiva vedendolo ridotto in quello stato.
— Sto bene, rispose Giorgio, ma sono molto vecchio; poco fa ho creduto di morire; avevo offerto la mia vita al cielo e all’inferno; «fatemi vedere mia figlia e mio fratello, avevo detto, fatemi rivedere la terra dove sono nato, e sia quella la mia ultima ora.» Vi ho ritrovato tutti, e vivo, non mi posso lagnare, il cielo è generoso.
Mentre Giorgio parlava con voce monotona e grave, Silvio veniva ricercando il Giorgio suo d’una volta, sotto quella maschera di pastore che la sventura aveva messo sulla persona e sul volto del bandito.
Una lunga barba, già non più nera, sebbene Giorgio avesse poco più di quarant’anni, gli copriva quasi interamente la faccia patita; i capelli inanellati e grigi gli scendevano sul collo; portava in capo la lunga berretta ricadente da un lato, la camicia di tela coi grossi bottoni d’argento a trafori, un giustacuore di velluto verde sbiadito dall’uso, il cappotto di arbascio, il gonnellino a larghe pieghe, i calzoni a campana, le uose e le grosse scarpe a punta; nessuno avrebbe più riconosciuto in quell’uomo lo sposo ardito di Bebbia.
— Mi guardi, disse Giorgio melanconicamente; e che ritrovi ancora di quello che fui una volta? Perfino lo sguardo mio deve essere mutato; questi occhi che hanno visto tanti brutti giorni, e sono stati aperti tante notti crudeli, può mai essere che guardino ancora come una volta? Tu pure, soggiunse, fissando in volto suo fratello, tu pure sei mutato; ci è il dolore anche sulla tua faccia.
In quel mentre Mariantonia raggiungeva Su Mazzone, il quale scese da cavallo senza far rumore, non così però che Giorgio non l’udisse.
— Salute! disse egli voltandosi.
— Salute! rispose il bandito, e legato il cavallo ad una pianta, si chinò per ricevere le carezze di Brigadiere.
— Fratello mio, proseguì Giorgio, l’altr’ieri il cuore mi faceva soffrire molto, temevo di dovermi stare a letto, in quella capanna, cogli occhi aperti in faccia al Limbara ed alla mia miseria, che è più alta e più dura del nostro monte di granito. Ma ho detto al mio cuore: «guarisci, almeno per poco,» e come vedi, ora sto bene. Poc’anzi, nascosto in un chiuso di pecore....
— Quel gemito?... balbettò Silvio.