— Ero io, mi è mancata la pazienza di aspettare e vi sono venuto incontro per vedervi di nascosto; tu non sai che cosa sia esser vissuti quasi tredici anni lontano da tutti coloro che ci hanno amato, e sotto il peso d’una condanna. Si teme che gli uomini migliori siano diventati cattivi verso di noi, si teme che gli affetti santi si siano guastati nel cuore dei nostri fratelli. Ho voluto vederti, veder mia figlia e leggervi in faccia che non respingereste il povero bandito...
— L’hai vista? domandò Silvio senza rispondere a quel dubbio crudele.
— Sì, l’ho vista! mi è sembrato di ritrovare ancora la mia povera morta! e ho detto a Dio: Dio buono! quanto l’hai fatta bella per gli altri!
Silvio temette che queste ultime parole nascondessero un rancore; ma suo fratello soggiunse senza amarezza:
— Nessuno le ha mai parlato di suo padre! Tu me l’hai scritto, ed io ti ho risposto che era necessario. Io credo che se il mio cuore si è gonfiato è perchè, vedi, questa idea di avere una figlia nel mondo, di adorarla come una santa, sapendola indifferente e spensierata, e raccomandando a tutti di nasconderle l’esistenza di suo padre; quest’idea, vedi, mi uccide a poco a poco. Ti avevo detto io stesso: «La povera orfana cresca fuori dell’ombra che getta la mia sventura; perciò non le parlate mai di me.» Ma quando l’ultima volta mi scrivesti che Angela non sapeva nulla, mi sono accorto che il cuore non mi aveva obbedito, e che io contava sull’amore della mia creatura. Ed ora....
— Ed ora? chiese Silvio.
— Ora la vedrò; le sederò vicino, m’aiuterete anche voi a trovare un pretesto per baciarla, non è vero? Ma non saprà nulla, è necessario.
Il povero padre lasciò cadere la testa sul petto, ma subito si rinfrancò e disse:
— Non so se io potrò rimanere nell’isola o se dovrò fuggire ancora; qui nessuno mi conosce, ma il dilemma è inesorabile. Se io potrò rimanere è a condizione che nessuno sappia il mio vero nome; non posso dirlo ad Angela, perchè è troppo ragazza... e chi sa? forse mi amerebbe, e dovrebbe tradirsi. Meglio in tal caso che mi uccida a poco a poco colla sua indifferenza. E se dovrò andarmene a morire laggiù, in Africa, perchè risvegliare nell’animo di mia figlia un sentimento che la farebbe infelice per tutta la vita? No, no... ci ho pensato molto, non ho pensato ad altro in questi lunghi giorni d’agonia; e mi sono fatto una maschera, come vedi; qui nessuno mi conosce; Mariantonia soltanto mi ha letto nel cuore; con essa non mi sono potuto vincere, avevo tanto bisogno di veder riflesse sopra un altro sembiante le mie speranze. I pastori mi credono Efisio Pacis. È il nome di un povero diavolo dell’Anglona, te lo ricordi? che scomparve da Castelsardo una notte di burrasca... era povero, ma onesto; la moglie, te ne ricordi? vagò parecchi giorni lungo la spiaggia, sperando che il mare le restituisse il cadavere di suo marito, senza dar retta alla gente cattiva che le diceva: vostro marito non è morto, se n’è andato in Africa. Ho preso questo nome, che non mi può fare del male.
— E dimmi, mormorò Silvio, non ti rimane speranza?...