— Chi siede qui? domandò la fanciulla.
— Io, se me lo permetti, le rispose una voce tremante.
Angela, voltandosi, incontrò due occhi che mandavano molta luce, e una faccia pallida e patita, nascosta entro una gran barba nera.
Giorgio sentì che la mano di suo fratello gli stringeva il cappotto come per dargli forza. Ne ebbe; curvò il capo sul piatto, ed aspettò che il cuore si acquetasse; poi volle guardare di nascosto sua figlia, ma sì vide guardato da lei e si turbò.
— Si sente male? domandò la fanciulla.
— No, Angela.
— Come fa a sapere il mio nome?
— L’hai scritto sulla faccia, rispose il disgraziato ricomponendosi.
Nessuna meraviglia se quel madrigale andasse a finire in un bacio. A tavola? E perchè no? Angela oramai non si stupiva di nulla; a buon conto si affrettò a dir «grazie,» e ad empirsi la bocca guardando da un’altra parte.
I pochi commensali che avevano seguito quella scena con trepidanza, respirarono liberamente, e Su Mazzone, che si era tenuto in disparte, venne a pigliare il suo posto accanto a Mariantonia, sparando il primo razzo d’allegria, una strofetta sarda.