A queste parole, Angela, che aveva tolto le dita dalle orecchie, si affrettò a ricacciarvele.
— Che fiera è? domandò Beatrice.
— Eccola là, disse Giorgio; è un daino; ed hai ragione, disse a Su Mazzone, non arriva al bosco, piega e ritorna da questa parte.
Si udì una schioppettata, e il daino cadde.
Un quarto d’ora dopo i giovani pastori ritornavano trionfanti, portando per le corna e per le gambe il loro trofeo.
I cani latravano ancora contro la povera bestia morta, che li guardava cogli occhi spenti.
— Chi l’ha colpito? domandò Giannandrea.
— Gianmartino!
Il daino era dunque un omaggio a Nicoletta, e Gianmartino glielo andò a dire, non come avrebbe voluto, in un orecchio, per ragioni che si comprendono, ma apertamente, al cospetto di tutti, in modo da farla venir rossa.
Quella caccia fortunata in cui non era apparsa che la valentia del piccolo Gianmartino, fece venire l’idea di provarsi al bersaglio. Furono in molti a farne la proposta, e il bersaglio doveva essere una corda tesa da un albero alla casa. Chi toccasse la corda avrebbe il diritto di baciare una donna a scelta, chi la recidesse potrebbe baciarle tutte.