Poteva toccar di peggio ad Angela? Nel suo sgomento essa pensò perfino a salvarsi colla fuga; ma l’uomo dalla gran barba nera le si trovò vicino per dirle che se provasse a superare l’impressione nervosa la prima volta, vedrebbe che era una cosa da nulla.
La corda era già tesa, in distanza, tanto che la si vedeva appena, e i pastori si erano schierati coi loro schioppi.
Incominciò il fuoco di fila, e Angela, che aveva obbedito al suo protettore, fu lieta di essere diventata un’eroina, e andò a dire a tutti che ora ci pigliava gusto.
I giovani pastori scaricarono le loro armi senza alcun risultato; Gianmartino non fu più fortunato, e guardò disperatamente verso Nicoletta; Ciccito Scano, non potendo pigliar parte alla gara, giudicava i colpi falliti e faceva arrabbiare i tiratori. — Se la corda fosse stata una spanna più su, diceva, tu la tagliavi netta... quando si dice, la disgrazia!
Venne la volta dei vecchi. Giannandrea il Lungo scaricò la sua arma, dopo aver mirato un solo istante e fece tremare la corda; da ospite cortese egli venne in mezzo agli applausi a baciare la mano della contessa Beatrice.
Seguirono altri colpi sbagliati; poi Su Mazzone spianò l’arma, ed egli pure fece tremare la corda. Nuovi applausi.
— Io cedo il bacio a cui ho diritto, annunziò egli, lo cedo a Ciccito Scano che non può tenere in mano il fucile.
Ciccito Scano accorse e si presentò come un esattore a Mariantonia, la quale pagò senza mormorare. Qualcuno gridò:
— Ora tocca a te, compare Efisio!
Il falso Efisio impallidì, poi prese lo schioppo che gli veniva offerto, protestando che gli tremava ancora il braccio per la malattia; e pigliò la mira lentamente, prima di lasciar andare il colpo...