— Babbo Efisio, addio, gli venne a dire Angela.

Il falso Efisio non rispose, ma prese fra le sue mani la testina d’Angela e la baciò in fronte. Gli occhi degli amici erano fissi sopra di lui in quel gran momento, ma egli fu forte.

— Addio! disse; io verrò a Sassari e ci vedremo ancora.

Silvio, già montato a cavallo, aspettava la sua donna, senza fiatare. Suo fratello gli disse:

— Ciccito Scano riconduce a Tempio Mariantonia; chi porta in groppa Angela?

— E la Contessa? balbettò Silvio.

— Mi porta Cosimo, disse Beatrice, non abbiamo paura.

Allora Giorgio aiutò la fanciulla a salire in groppa del fratello, mentre Giannandrea aiutava Beatrice.

Salute! salute!.... Si avviarono.

Giorgio rimase in piedi finchè potè vedere sua figlia, che se n’andava lieta com’era venuta, empiendo l’aria di domande allegre. Quando la cavalcata sparve dietro un gruppo d’alberi, il povero padre abbandonato sentì che tutte le forze gli venivano meno e cadde bocconi mormorando: «il cuore non le ha detto nulla!...»