— Cosimo, ripigliò la contessa, sei ancora lì? Tanto meglio, chiama Ambrogio.

Cosimo toccò tre volte il bottone di un campanello elettrico, e Ambrogio apparve quasi subito nel vano dell’uscio.

— Ambrogio, disse la contessa madre con voce sonora, sebbene la sua lingua incespicasse tratto tratto fra i denti — va tu stesso dal mio notaio... come si chiama?... aspetta... Beatrice, aiutami tu, come si chiama il mio notaio?

— Parolini... rispose la contessina, dando un’occhiata fuggitiva al marito.

— Parolini, ripetè la contessa, e digli che venga subito da me.

Anche Ambrogio, prima d’uscire, diede un’occhiata al conte Cosimo, il quale non battè ciglio.

Appena il vecchio servo se ne fu andato, l’inferma disse:

— Ho bisogno di te, Cosimo; perciò ho mandato lui. Tu che hai da parecchi anni l’amministrazione del mio patrimonio mi devi informare di certe cose che io non so affatto. Me lo puoi credere, ho dimenticato perfino il nome di qualche podere. Por esempio, la gran cascina nel territorio di Sassari si chiama... come si chiama?

— Serra Secca.

— Proprio, Serra Secca! Chi avrebbe creduto che era così facile? Serra Secca! E quanto vale Serra Secca?