Quand’ebbe finito: «la mandiamo subito; disse la contessa; non bisogna perder tempo, con permesso» — e uscì chiamando: Cecchino! Annetta! mentre ci era lì, a due passi, il cordone del campanello.

Rimasto solo, il professore guardò l’ammattonato, poi rialzò il capo e seguì lungamente, dalla finestra aperta, un’idea che si moveva laggiù, nella campagna pallida d’ulivi. Gli era rimasta la penna fra le dita, ma prima che Beatrice ritornasse, egli restituì all’amorino del calamaio il suo dardo, ricollocandolo lentamente nell’arco teso.

— Vuole che le dica l’idea che ora venuta a Cosimo? domandò Beatrice rientrando.

— Dica...

— Però.... badi che mio marito le vuol sempre bene.

Al professore venivano meno lo forze, perchè gli pareva di comprendere.

— Se mi fa quella faccia, non gliela dico di sicuro...

— Che faccia?.... Dica...

— Rida prima, e poi gliela dico... così.... ebbene Cosimo aveva fatto la bella pensata di darle moglie....

Silvio rise con abbandono.