Sì; perchè dubbio per lei non ve ne poteva essere; i caratteri di quella donna non le erano più usciti dal capo; era come se li portasse scritti nella volta del cranio. Che risolvere? Nulla. Per risolvere qualche cosa sarebbe bisognato avere dinanzi agli occhi il contenuto di quella busta vuota che lo stava sulle ginocchia. Poc’anzi per poco non aveva chiesto consiglio a Silvio; si era trattenuta e se ne compiaceva; una verecondia nuova le vietava ora di chiamare il professore, in qualità di giudice o di consigliere, fra il suo Cosimo e lei; si pentiva quasi di averlo fatto una volta... Dunque che risolvere, che fare?

Un atto audace; — aspettare il ritorno di suo marito, e strappargli la confidenza; un atto audace, ma necessario.

Ecco il passo del conte... ecco il conte!

Beatrice cacciò in tasca un’altra volta la busta, e non sentendosi ancora la forza di sorridere, si affacciò alla finestra.

— Bice! mormorò la voce di Cosimo alle sue spalle — Bice!

— Sei tu? disse Beatrice voltandosi, che cos’hai?... Dio mio! che cos’hai? dimmelo subito.

— Non ho nulla, rispose dolcemente Cosimo; ma ho bisogno del tuo amore.....

Ah! come cominciò a battere forte il cuore della povera moglie!

— Mi vuoi molto bene oggi? domandò Cosimo sorridendole con melanconia.

— Sì.... molto.... perchè?.... ah! come mi batte il cuore!...