— Davvero? Faccio io? Lasci proprio che faccia io? Sì? Bravo! E sai che faccio? Lo vuoi sapere subito? Scrivo io stessa.

— Beatrice!

— Scrivo a quella donna, e le chiedo Nenna! Vuoi? Non dire di no. Quella bambina è innocente, l’adotteremo, e sarà come se avessimo una figlia, tanto io non sono buona a nulla: oramai mi sono data pace, non ci penso nemmanco più... Vuoi? Così quella donna vedrà che tra me e te non ci sono segreti; tutta la sua forza è nel pensiero che noi non ci amiamo abbastanza. Ma dimmi dunque di sì. Non l’hai ancora veduta Nenna? Sarà bella; sarà buona; le bimbe a quell’età sono tutte carine.

Aveva gli occhi lucenti, il viso acceso, e parlava coll’ingenuità di una fanciulla. Sotto lo sguardo sospettoso di suo marito non battè ciglio.

— Tu dunque credi che quella bambina possa essere?... le domandò Cosimo.

Manco per sogno. Beatrice non credeva niente affatto; il registro battesimale era una prova infallibile...

Lo sguardo di Cosimo le ricercava il cuore, ma Beatrice si schermì gettando a suo marito altre parole ed altre carezze.

— La toglieremo a quel mestiere odioso; non farà più la rana, crescerà come se fosse nostra figlia, verrà su buona e gentile. — Facciamola questa buona azione. Cosimo mio, facciamola.

Cosimo non rispose, e continuò a guardare sua moglie; all’ultimo, interamente rasserenato, si curvò a baciarla.

— Ah! disse Beatrice allegramente; ho vinto!