L’oroscopo di Beatrice, che fu il primo, riuscì complicato, e si adattò a molte interpretazioni. Il dottor Cubello ci vide prima degli altri una culla, e allora la culla ce la videro tutti, salvo Cosimo, che si accontentò di sorridere, e Silvio, il quale non disse nè sì nè no.
Beatrice non sapeva darsi pace che gli altri vedessero una culla, e lei no.
— Dica lei, professore, dove la vede una culla qua dentro?
Silvio guardò lungamente, non vide nulla.
Oltre della culla, nel piombo della contessa si trovò un ramo d’ulivo, una corona, e cento simili cosine graziose.
Poi il piombo fu liquefatto e gettato un’altra volta per Angela.
Ah! era chiaro come luce meridiana — ecco l’anello, ecco la corona nuziale. E quella caverna che cosa significava? Un mistero, disse Angela. E quella croce? e quel cassone? Una bara! rispose Angela. — No, il cofano delle nozze. — No, una bara.
Il piombo di Cosimo fu letto da Beatrice — vi era una corona, la contea; una squadra, il lavoro; un’ancora, Speranza Nostra!
Quando fu la volta di Silvio, egli ascoltò distratto quel che dicevano gli altri, ma tenne gli occhi fissi sopra Beatrice. E l’amica sua lesse l’oroscopo senza turbarsi — Anche qui la squadra... — Dove? Qui, guardi — la squadra, il lavoro — poi un cuore grosso, in cui ci è posto per l’amicizia e per l’amore, — è il suo, signor Silvio! — accanto un altro cuore più piccolo, un cuore di giovinetta; senza dubbio; ecco l’anello... nozze; e guardi, non sono due colombi che si beccano? — Ma no — Ma sì, sono proprio due colombi che si beccano.
— Facciamo i compari e le comari di San Giovanni! propose un’altra volta Angela — è quasi notte.