— Facciamoli.
Fu portata nel mezzo della spianata, dinanzi alla casa, una fascina di sarmenti e di rami secchi, e le fu appiccato il fuoco. La fiamma si levò alta e a quel bagliore parve affrettarsi la notte nella campagna. Si vedevano i pipistrelli svolazzare agitati, strisciando quasi colle ali il muro della casa; le grosse farfalle nere, disturbate nel riposo, accorrevano all’improvvisa luce e si bruciavano le ali nella fiamma; una sfinge abbagliata, si andò a posare sull’omero di Angela che ne ebbe paura, perchè la credette un uccellaccio, ma poi la prese in mano e l’andò a deporre nel calice di una rosa, per salvarla da morte. Quando la fiamma si fu abbassata un poco, vedendo che nissuno dava il buon esempio, si fece innanzi Annetta, proponendosi per comare a Giovanni, che l’accettò con piacere. Ma nessuno dei due sapeva bene come bisognasse fare. — E intervenne il dottor Cubello. — Ci vuole un bastone lungo — gridò: — Eccolo! — La signora di qua, il signore di là, il fuoco in mezzo; ciascuno stringa il bastone per un’estremità — bene — ora dondolate il bastone sulla fiamma — così — e dite: a compare e a comare di San Giovanni; e un bel salto attraverso il fuoco — non ci è male; ancora: a compare e a comare di San Giovanni, un altro salto — bene — a compare e a comare di San Giovanni, un ultimo salto — benone; ora se vi date un bacio, è meglio; ma potete anche farne di meno... Brava! Brava!
Quell’applauso era meritato, perchè Annetta aveva spiccato l’ultimo salto come una cerva ed era andata a cadere addosso a compare Giovanni, scrollandolo tutto. Forte dei suoi diritti, egli chiese il bacio e l’ebbe.
— Ed ora che cosa succede? domandò Giovanni.
— Chi lo può sapere che cosa succede? gli disse Annetta.
— Succede, spiegò il notaio Pirisi, che siete compari e comari, che vi date del voi, e che vi dovete aiuto ed affetto onesto — ecco quello che succede; è un contratto, senza concorso di notaio; ci è un po’ più di confidenza tra di voi, ed allo stesso tempo un po’ più di rispetto... ma poco. — A chi tocca ora?
Angela si fece innanzi, voleva farsi un compare, tanto per vedere se ci si trovava gusto, e scelse l’ingegnere Leonardo Costa.
Poi toccava a Beatrice.
— Professore, disse ella, mi vuole per comare?
— Con piacere!