— Sono indiscreto se le domando da quanti giorni Efisio Pacis ha lasciato il podere?
— Niente affatto; aspetti.... otto.... dieci.... no.... Angela, tu te lo ricordi?
Angela rispose severamente che non ricordava più nulla; essa non era contenta finchè non avesse messo in fuga i due carabinieri.
— Per non sbagliare, metta quindici giorni.
— Se la signora contessa permette, noi dobbiamo compiere il nostro dovere, di accertarci che Efisio Pacis non si nasconde ancora qui; io sono sicuro che non ci è, ma la giustizia...
— Hanno un mandato d’arresto? domandò la contessa, sempre sorridendo.
— Il mandato è antico. Efisio Pacis che noi cerchiamo, dovrebbe essere il signor Giorgio Boni, condannato in contumacia, e scomparso da tredici anni — abbiamo ordine di visitare la casa.
L’atteggiamento e lo sguardo di Angela dicevano coraggiosamente:
— Io sono la figlia di Giorgio Boni; se la giustizia mi vuole, eccomi!
— Facciano, disse Beatrice, e il brigadiere si avviò marzialmente, non volendo sfigurare agli occhi delle signore; il carabiniere, che lo seguì, cercava invano di imitare il suo superiore.