— In cimitero no, disse a un tratto la vecchia contessa, senza aprire gli occhi; ed aprendoli ripetè più forte: in cimitero no, figliuoli miei, tenetelo bene in mente, non voglio essere sepolta in cimitero. Farete trasportare il mio corpo in Sardegna e lo seppellirete in qualcuna delle mie terre, a Sassari, o a Ploaghe, o a Iglesias, vicino alla miniera — e sulla mia tomba pianterete una palma...

Furono picchiati due colpi all’uscio.

— Avanti, disse Beatrice.

La porta si aprì appena tanto da lasciar passare la testa di Ambrogio.

— Il notaio! disse; e la testa scomparve.

Il dottor Parolini, notaio, fece il suo ingresso con faccia ridente, con passo leggiero.

— La signora contessa, disse accostandosi confidenzialmente al letto dell’ammalata, vuol fare testamento, per vivere poi lungamente senza fastidii; benone — è un’astuzia che non isbaglia mai — auguro cent’anni di vita alla signora contessa. E come sta?

— Sto bene, grazie, rispose l’ammalata; oggi mi sento meglio.

— Possiamo dire sana di corpo? domandò il notaio mettendosi a sedere dinanzi ad una scrivania, mentre la contessa Beatrice gli presentava l’occorrente per iscrivere.

— Temo di no, Parolini.