Si arrestarono.
— Zio Silvio, mormorò Angela, ho paura!
— Paura di che?
— Paura di non essere abbastanza forte; Dio! come mi batte il cuore!
Un lumicino brillò un istante ad una delle finestre della casa; poi si spense, e la gran voce dell’orologio si lamentò due volte.
Angela rabbrividì, e non disse il terrore misterioso che la invase; entrarono.
Ritto come un fantasma, colla sottana rialzata da un lato, prete Emanuele apparve sull’uscio, in cima alla scala. Reggeva una candela con una mano, tenendola alta per far luce.
— Benvenuti siano! disse; e quando Silvio ed Angela gli furono accanto, pigliò nella larga mano le palme di tutti e due, e le strinse insieme alla muta.
Poi disse senza aspettare d’essere interrogato: — Soffre molto, non può chiuder occhio, ed ha sonno; vi aspetta. Passi, signoricca.
Il dolore, l’affetto, la stessa cortesia, tutto in quel servo di Cristo parlava con accento severo.