Giorgio sorrideva ancora, e cercava di rispondere alle carezze colla mano enfiata e quasi inerte.
E quando Angela taceva, non sapendo quale dir prima fra le cento cose che le si affollavano alla mente, egli le lisciava i capelli, ed insisteva: «parla ancora, parla ancora.»
Approfittando di quel colloquio, prete Emanuele lasciò la camera e scese in istrada.
— Signor maresciallo! chiamò dal portone.
E il maresciallo si avvicinò facendo il saluto militare.
— Signor maresciallo, buon giorno; lei fa la posta a qualcuno?
Il maresciallo temette dell’astuzia del prete, il quale, salva la chierica, era più carabiniere di lui, e fece l’uomo cauto.
— Non dico nè si, nè no; sa bene... è il nostro dovere; ma anche lei è mattiniero, don Emanuele.
— Sa bene... dico la prima messa.
Al prete non rimaneva alcuna speranza che Giorgio potesse passarla liscia, ma non voleva esser lui a dargli l’ultimo colpo; chi sa? forse i carabinieri erano stati informati male... Se il maresciallo volesse parlare...