Ma non parlava che di cose indifferenti; il prete gli faceva paura. Sonarono le cinque.

Il maresciallo sembrava impacciato, perchè per passare la soglia della casa gli toccava chiedere licenza al prete. Egli aveva immaginato di dover picchiare all’uscio, e dire alla prima persona che si affacciasse le parole sacramentali: in nome del Re — invece il portone era spalancato, e sorgeva nel vano il parroco in persona.

Il prete stette un poco a godersi quell’impaccio, poi disse:

— Signor maresciallo, vuol entrare a prendere un sorso di caffè?

— Volevo appunto dirle.... osservò il maresciallo — ma prete Emanuele non lo lasciò finire, e voltandogli le spalle con bel garbo, lo precedette.

Quando furono nel salotto, il prete disse:

— Senta, qui ci è un uomo di cuore che parla ad un altro uomo di cuore; qui nessuno vuol guastar lei col procuratore del re — mi dica che cosa ha bisogno di fare in casa mia, e c’intenderemo.

La gravità del caso era tanta, che prete Emanuele non aveva esitato a dire una bugia prima di dir messa; egli sapeva benissimo che il maresciallo dei carabinieri non poteva chiamarsi un uomo di cuore, senza dare a quest’espressione un senso molto più lato che non comporti nell’uso volgare. La cosa stupì grandemente lo stesso uomo della legge, il quale dentro di sè disse: «è qui.»

— Lei ha ragione, rispose forte, possiamo parlar chiaro; devo visitare la casa.

— Chi cerca?