— Cerco Giorgio Boni, che si nasconde col nome di Efisio Pacis, se ora non si fa chiamare altrimenti. Fino a quindici giorni fa era un uomo magro, alto, colla barba nera... A quest’ora probabilmente non avrà più la barba. Somiglierà un poco più a un suo ritratto di 14 anni fa, che era rimasto nelle mani della giustizia; il giudice istruttore ne aveva fatto fare delle copie... Non sono riuscite molto bene, perchè a quel tempo si stava male a fotografi in Sardegna — e anche ora sa? reverendo, non si sta benone — io mi sono fatto fotografare quattro volte e nissun fotografo è ancora riuscito a pigliarmi bene... Sono difficile io... Ma questo importa poco... Volevo dire soltanto che uno di quei ritratti l’hanno mandato a me.

Allora prete Emanuele rinunziò alla speranza e parlò al cuore del maresciallo. Oh meraviglia! il maresciallo era mansueto — solamente voleva vedere...

— Venga, si affacci dietro di me, senza far rumore, a quell’uscio, e dica se riconosce in quell’uomo la persona che deve arrestare — ma mi raccomando...

— Lasci fare.

Il maresciallo seguì il prete, e si affacciò alla camera melanconica. Subito, cercando di passar oltre, cominciò con voce monotona:

— Giorgio Boni, in nome del re...

Ma il reverendo non lo lasciò finire; con uno spintone vero e proprio lo ricacciò nell’altra stanza e gli si piantò davanti.

— In nome del re.... cominciò per la seconda volta il maresciallo.

— In nome di Dio, proruppe il prete con quella voce con cui tonava dal pulpito, la prego di star zitto, perchè quell’uomo muore.

Giorgio intese tutto, e chinò il capo sul petto.