— Il vestito!... suggerì Angela con accento di misericordia, i vestiti!.... non ti sei accorto che sono più lunghi? Bice me gli ha fatti allungare tutti.... prima scendevano appena fin qua, ed ora guarda...
— Se non me lo dicevi, confessò Silvio, non me ne sarei accorto; manca ancora una spanna perchè tocchi terra, si vede tutto lo stivaletto.
Fu una rivelazione per la fanciulla; l’uomo che suo padre le aveva destinato per marito non si dichiarava ancora, perchè non credeva la sposa abbastanza matura.
— Quest’inverno li porterò lunghi, disse Angela, quest’inverno avrò quasi quattordici anni.
— Lo so, disse Silvio.
Non disse altro. Egli si avviò tranquillamente, almeno in apparenza, e ad Angela non venne neppure in pensiero di trattenerlo. Rimaneva lì, nel vestibolo, un po’ indispettita, ma punto scoraggiata da tanta freddezza; poi ricordandosi che le fidanzate non lasciano mai uscire di casa il loro promesso senza accompagnarlo cogli occhi da un uscio o da una finestra, venne ad affacciarsi al terrazzino. Egli se n’andava con passo celere, diritto e superbo. Guardato alle spalle, pareva un uomo incapace di voltarsi nella sua via per nulla al mondo, e invece... e invece prima di scantonare, si voltò.
A questo grave indizio d’amore, Angela non seppe, non volle resistere, e subito, senza mettere tempo in mezzo, andò a dire ogni cosa al suo giornale. Già, lo sapeva bene, fino a tanto che non avesse scritto nel quaderno che Silvio era lo sposo suo dinanzi al Cielo, l’uomo più bello, più amabile e più amato di questa terra, non potrebbe dire d’esserne innamorata abbastanza. Da questo momento ne era cotta; era scritto.
Ora non le pareva vero che avesse potuto vivere tanto tempo al fianco di Silvio senza vedere in lui altro che uno zio; però, a pensarci bene, qualche cosa ci era sempre stata fra lui e lei; fin da quando era bambina, fin da quando gli saltava sulle ginocchia, essa aveva sempre sentito qualche cosa. Ora se ne ricordava benissimo. Era forse l’istinto o il presentimento, forse il destino, ma qualche cosa era. E tutto ciò a dispetto della sua fantasia tanto diversa dal proprio cuore. Perchè, bisogna pur dirlo, l’ideale di Angela in altri tempi era stato uno sposo che avesse avuto vent’anni appena, i baffi e la mosca e nemmeno un pelo di più sulla faccia. Non sembra vero, ma è così. Gli uomini dell’età di Silvio le erano sembrati vecchi! Che poco giudizio aveva allora! Per fare ammenda onorevole, Angela sentenziò nel suo quaderno che l’uomo non dovrebbe mai prender moglie prima dei trent’anni.
Si può credere, sebbene Angela non abbia lasciato scritto nulla in proposito, che non sia così quanto alla donna.