Ma in compenso, appena Cosimo ebbe aperti gli occhi, dichiarò di vederci per due. Nè ansie, nè dubbi; per lui tutto era chiaro; aveva fatto dei buoni studi, nel primo anno di matrimonio; poteva confessarlo, egli aveva di là, nella libreria, un libriccino malizioso, che gli aveva insegnato molti segretuzzi.

Non aveva essa un po’ di nausea? No? L’avrebbe più tardi. Non sentiva languori e brividi? No? Li sentirebbe forse fra un mese, forse prima. Già questi incomodi si sentono sempre troppo presto. Cosimo non dubitava di nulla, aveva la fede. Se a sua moglie facesse piacere saperlo, egli si sentiva capace, per via di certi calcoli matematici e lunari, di dirle il giorno preciso in cui... No? Ebbene, no, essa brancolerebbe nelle tenebre, egli terrebbe per sè la scienza; ma se Beatrice preferisse veder brancolare lui pure nel buio, non aveva che a dirlo.

Pareva ubbriaco, tanto era felice; felice tanto, che sua moglie si pentì di aver parlato troppo presto, e pianse.

Egli domandò:

— Perchè piangi? Ed essa rispose: Perchè ho paura di essermi ingannata. — Ma era inutile, Cosimo non si sgomentava.

Se Beatrice l’avesse lasciato fare, egli sarebbe corso subito a Speranza Nostra per dare la gran notizia a Silvio.

IV.

Silvio intanto continuava il suo sogno vano, ma non ne soffriva. Si era fatto un’abitudine del lavoro, come già dello studio; e nel suo sonnambulismo egli poteva rasentare tutte le trappole preparate all’umana stoltezza, senza mai lasciarvisi pigliare per davvero. Una mezza ebrietà da filosofo solitario, in uno stanzone chiuso, colle finestre aperte sulla campagna, per potervi gettare i suoi piccoli gridi baldanzosi e versare le sue lagrime innocenti, — ecco il suo stato. Se ne compiaceva. Aveva attraversato l’età più bella della vita in lotta con sè stesso, era passato cento volte accanto alla felicità senza riconoscerla; oggi amava per l’ultima volta, ma non isperando nulla, e gli piaceva che fosse così; per combattere ancora, si dava vinto. In lui una stanchezza non prodotta dalla sazietà, una sfiducia senza nausea, quasi un godimento.

Vi erano due persone nel professore: una sana, l’altra malaticcia e fantastica; ma non si davano più alcuna noia. Silvio aveva ogni giorno un disegno, una impresa ardita, e non gli veniva mai meno la volontà necessaria ad incominciare una cosa nuova. Egli si era avvezzato a volere prontamente, perchè il suo spirito attento gli aveva dimostrato che di tutte le molle umane la volontà è la prima ad irrugginire.

Aveva per sè stesso indulgenza e rigore; entro certi limiti tollerava le proprie miserie con animo di padre e di amico. Sentiva che la miglior parte della vita già gli sfuggiva, e ancora non vedeva bene che cosa gli proponesse in cambio l’avvenire — ma aveva una coscienza indeterminata che la vita dovesse compiersi così, a gran tappe, per via di baratti non vantaggiosi forse, necessari.