— Chiamate Ambrogio, disse la contessa Veronica.
— Non basta ancora.
— O che non è idoneo nemmeno lui?
— La legge (compatiamola), disse il Parolini, vuole un notaio e quattro testimoni.
— Chiamate il cuoco, suggerì la contessa con amarezza, chiamate lo sguattero, chiamate lo stalliere — la legge vuole che la contessa Rodriguez De Nardi faccia testamento alla presenza de’ suoi servi.
— La legge non pretende questo, osservò umilmente il Parolini: e siccome ha compreso la difficoltà di trovare quattro testimonii, consente che il testamento sia fatto alla presenza di due soli testimoni, ma con due notai... Ho preveduto il caso anch’io e mi sono permesso di condurre meco il dottor Larucci, mio socio, il quale è di là che aspetta.
— In buon’ora, disse la contessa, fatelo venire innanzi.
Beatrice toccò il bottone del campanello; apparve Ambrogio.
Il Parolini, che era rimasto a sedere colle braccia sulla scrivania, e la testa alzata verso l’uscio, si volse un tantino al letto dell’inferma a chiedere licenza, poi disse:
— Dica al dottor Larucci che può venire, e venga anche lei, signor Ambrogio, ne abbiamo bisogno.