La natura gli aveva fatto vedere la verità nuda nuda per uno di quegli spiragli che essa apre improvvisamente all’anima umana. E la verità nuda nuda era questa, che egli aveva fatto un giuoco pazzo in cui poteva perdere la coscienza.
Ebbe bisogno di tastare tutte le parti addolorate dell’anima, per accertare la propria guarigione.
Ma non gli rimase dubbio — la maternità di Beatrice lo aveva proprio guarito.
V.
In quel tempo la piccola colonia di Speranza Nostra ricevette la visita dell’ingegnere Marini, il quale veniva alla libera, con una semplice lettera di presentazione, per proporre al conte Cosimo un negozio.
Quest’ingegnere Marini era un bravo giovinotto sardo, di ventitrè anni al più, il quale aveva preso la laurea d’ingegnere delle miniere in Germania e da poco era tornato in patria, disposto a tastare col martello del minatore tutta quanta la crosta montagnosa dell’isola.
Era entrato a far parte della direzione dei lavori d’una miniera in Iglesias, dove si era guadagnato la fiducia dei proprietari. Queste cose lasciava intendere la lettera di presentazione. Il rimanente lo disse egli stesso, con una scioltezza di maniere e di linguaggio, che avrebbe fatto onore ad un avvocato.
Sopra Iglesias, disse, seguendo nelle viscere del monte un grosso filone di piombo argentifero, egli aveva dovuto arrestarsi a un tratto per non violare la proprietà altrui.
Un ingegnere sosteneva l’opportunità di abbandonare il filone già quasi esaurito, ma egli prima di abbandonare il filone aveva voluto vedere e toccare. Si era fatto lecito, e chiedeva un milione di scuse, di assaggiare il terreno soprastante in molti punti, ed era convinto che quel pezzo di prato, di castagneto e di pascolo valeva una bella sommetta. Si capisce che il prato, il castagneto, il pascolo sotto cui si era cacciato il filone di piombo argentifero appartenevano al conte Cosimo.
L’ingegnere Marini veniva a proporre, a nome dei proprietari della miniera, l’acquisto del terreno, oppure una specie di società per lo sfruttamento di tutto il minerale che si potesse estrarre dalle viscere di quel podere.