L’ingegnere Marini, quando si fu accomodato sull’imperiale della diligenza a fianco di Silvio, mandò all’aria mattutina una risata, poi disse al suo compagno d’una scoperta che aveva fatto e in cui il martello dell’assaggiatore di montagne non entrava per nulla.

— Dica, dica, ingegnere, che cosa ha scoperto?

— Ho scoperto che la contessa Beatrice è una gran bella signora e che la signorina Angela è una ragazza magnifica.

E rise.

Silvio rispose che lo sapeva. Ma per un buon tratto di strada non parlò più; seguiva, lontano lontano, in un punto dello spazio, le mosse d’un ingegnere amabile ed affaccendato, come quello che gli stava a fianco, ma anonimo. A un dato momento questo fantasma si picchiava la fronte, correva a Sassari per innamorarsi d’Angela e se la sposava.

E lui? Ecco, lui ora andava a Iglesias ad accomodare il negozio del filone, poi tornava prontamente a Speranza Nostra per prepararsi alla vendemmia che prometteva di dargli molto da fare, intanto dava ancora una spinta alle idee delle associazioni, teneva a battesimo il primo maschio di comare Beatrice, e si cacciava in parecchie seccature tanto per non istare in ozio.... Non si poteva lagnare: la sua vita doveva essere bene spesa.


E che fece la disgraziata Angela durante l’assenza dell’ingrato?

Angela pianse, Angela scrisse pagine piene d’amore e di desolazione nel suo quaderno. Angela si consolò studiando il Codice civile, e finalmente, non sapendo resistere al contrasto dei propri sentimenti e riuscendole oscuro il senso dell’articolo 68, Angela svelò il proprio segreto a Beatrice.

La contessa battè le mani, baciò la sua piccola amica in fronte e dichiarò che la cosa non poteva essere più bella e che era proprio contenta.