Silvio conosceva un sentiero, che lo condurrebbe alle loro spalle.

S’immaginava la meraviglia allegra di Beatrice, di Angela e di Cosimo. In quel punto udì rumore di passi dietro la svolta, ebbe paura d’esser veduto e scavalcò il muricciuolo a sinistra senza riflettere.

Solo quando ebbe toccato terra dall’altra parte e si sentì circondato dall’alto silenzio degli ulivi, disse: — Sono entrato nell’oliveto di Don Giacomo.

I passi si avvicinavano nella via sassosa, e col rumore dei passi giungeva anche una voce grave interrotta da una risatina di donna. I due svoltarono. La voce grossa diceva:

— Comare mia, non dite di no, ve ne potreste pentire.

— Compare mio, rispondeva la vocetta ridente, siete più vano di un pavone; che cosa volete che ne faccia d’un uomo tondo come un barile?

La voce grossa insistè.

— Ci è barile e barile, comare mia, ci è il barile pieno d’acqua piovana...

La vocetta interruppe:

— Ci è anche il barile vuoto.