— E ci è quello che contiene vino generoso, proseguì la voce grossa.

— Vino vecchio, ribattè la risanciona.

Erano passati oltre; si udì ancora:

— Comare mia, non fate lo sproposito di preferire Pantaleo.

Silvio non potè udir altro, ma alzando il capo sopra il muricciuolo, vide alle spalle quei due e riconobbe di non essersi ingannato. Erano Giovanni ed Annetta.

— Nozze! mormorò il professore. Egli proseguì la sua via, fra gli ulivi, mentre i due si allontanavano nella viottola. Giunto al muricciuolo di cinta che separava il podere di Don Giacomo da Speranza Nostra, Silvio si arrestò e stette un poco affacciato ad una breccia del muro. Da quel luogo egli vedeva la casa biancheggiante fra gli alberi, la via tortuosa che scendeva al sedile di sasso fra le palme, ma non vedeva le palme, nè il sedile. Era anche là un grave silenzio fra gli ulivi, ma tendendo l’orecchio si poteva udire il canto degli usignuoli e delle passere solitarie che saliva dal fondo della vallata. Silvio scavalcò facilmente il muricciuolo, e fu contento di sè, perchè nessuno lo aveva veduto. Pensava avviandosi: — chi sa quanto mi credono lontano! — Ma fatti appena pochi passi, si arrestò. Dinanzi a sè, in un sentiero, ecco due figure femminili.

— Sono desse! Angela e Beatrice.

Le due donne camminavano lentamente, e parevano dirette alla vigna; erano sole.

Il professore le seguì da lontano, rallentando il passo; ma quelle andavano più lente di lui, voltandogli le spalle, ed egli non tardò ad avvicinarsi. Allora guardando bene, riconobbe di aver sbagliato: di quelle due donne una non aveva il corpicino snello di Beatrice; tutt’altro, era grossa, discinta, un po’ sformata; l’altra era più piccola di Beatrice, ma certamente più alta di Angela. Chi erano dunque quelle donne?

Silvio si arrestò per lasciarle dilungare senza abbandonarle cogli occhi — poi riprese le sue mosse prudenti. Le due donne erano giunte al vigneto; una, la più snella, sparve fra i vitigni e gridò a un tratto: