— Corri, Bice, un grappolo maturo!
E siccome Bice non correva, Angela tornò tenendo in alto un bel grappolo nero e mostrando il viso splendente di bellezza giovanile.
Silvio comprese subito perchè comare Beatrice gli fosse sembrata un’altra; ma come mai Angela fosse tanto cresciuta in meno di due mesi, non lo intendeva affatto. Egli se ne stava dietro un melo nano, e così nascosto poteva abbracciare coll’occhio le amiche sue. Ancora Beatrice non si era voltata, ed egli era curioso di accertare da lontano se il lavoro occulto — anzi non più occulto — della maternità le avesse pure guastato il visino furbo e soave. In compenso gli si mostrava appieno la luminosa bellezza di Angela, sul cui volto pareva che il sole deponesse ogni giorno un raggio.
La fanciulla e Bice reggevano insieme con una mano il bel grappolo nero e coll’altra lo venivano piluccando di conserva; quando non rimasero più che pochi acini al raspo, Angela consigliò di buttarlo via. — Vado a prenderne un altro maturo, disse, ce n’è ancora... — ma la contessa volle serbare il raspo, perchè le piaceva l’aspretto degli acini acerbi. E Silvio comprese anche questo.
In quel punto Beatrice buttò via il raspo, che, andato a cadere sopra un arbusto, vi rimase appeso. La contessa si volse.
Ah! povera donnina, quanto era mutata!
Non si poteva dire che non fosse ancora bella, ma aveva le guance scarne, gli occhi ingranditi, sporgenti, le labbro scolorite. Beatrice era di quelle donne nelle quali il lavoro casto della maternità si compie a spese della bellezza.
Il professore vide agonizzare un’altra volta il suo vecchio ideale che credeva morto e sepolto, e quasi quasi ne fu contento. Stette ancora un poco nel suo nascondiglio, poi si mosse; ma per non ispaventare Beatrice, che in quello stato poteva averne danno, attraversò di corsa gli alberelli del pometo, si cacciò fra i vitigni ed apparve come un Dio silvestre agli occhi innamorati di Angela.
La fanciulla lo vide, mandò un grido e venne a buttarglisi fra le braccia.
Beatrice accorse e stette tranquilla e sorridente ad osservare quel cattivo zio, che tentava inutilmente di svincolarsi dalla nipote.