Era la notte alta; tutti dormivano in Speranza Nostra, e il pianto della fanciulla, sebbene soffocato, rompeva il silenzio. Allora Silvio tornò alla finestra e chiamò un’altra volta:

— Angela!

Ma Angela non venne.

Il professore si guardò intorno, cercando un’idea, e ne trovò una fanciullesca. Era lecito ridiventare fanciullo per un quarto d’ora di quella notte d’autunno; prese un foglietto di carta e scrisse: «Angela, non piangere; il padre tuo, morendo, affidò a me la cura di asciugare le tue lagrime; io lo farò se tu vuoi, fino all’ultimo giorno della mia vita.»

Egli picchiò due colpi all’uscio, piegò il foglio, e lo spinse attraverso la fessura, rasente terra.

La fanciulla asciugò le lagrime e rispose per la stessa via: «Non piango più, non piangerò più. Sono troppo felice!»

Bisognava crederle: ricevere una lettera di Silvio e rispondergli, attraverso l’uscio, era troppa gioia. Una felicità simile Angela non era stata capace nemmeno di sognarla.

VIII.

Cominciarono giorni d’amore e di lavoro, i più bei giorni che Speranza Nostra avesse mai veduto. La mattina, un’ora dopo l’alba, giungevano a frotte le vendemmiatrici; più tardi i pigiatori dell’uva, che avevano acconsentito a passare la notte nel podere, scavalcavano i tini colle gambe ignude, e vi si dimenavano come ossessi, empiendo lo stanzone di cantilene amorose; il barbuto Pantaleo arrivava dai poderi vicini, col carrettone pieno di raspe che veniva ammucchiando nel magazzino, dove era stato piantato il lambicco, e Cecchino Misirolli, nude le braccia e riparata la testa da un enorme cappello di paglia, si piantava nel sentiero colla carriuola a mano, entro la quale alcune delle vendemmiatrici, con cui aveva fatto speciali patti, venivano a posare le sporte ricolme di grappoli neri. Poi egli faceva una corsa rapida fino alla tinaia, sopportando le celie delle altre donne, che gli venivano dietro colla sporta carica d’uva in testa, per versarne il contenuto nei tini.

Al diverso lavorìo presiedeva Giovanni, non dimenticando la cucina, non dimenticando l’amore. Posto fra quei due fuochi, il poveretto sudava in modo inverosimile, tanto che la perfida Annetta, ogni volta che veniva dal vigneto alla casa, gli gridava da lontano di mettersi all’ombra, altrimenti si squaglierebbe tutto, che sarebbe un peccato.