In quella positura, la rana non si poteva più muovere, e Beatrice, a cui batteva forte il cuore, ebbe agio d’esaminarla. Non era bella, Nenna; solamente aveva la faccia bianchissima, macchiata di lentiggini, e i capelli abbondanti, rossi e crespi, che le stavano tanto bene; rideva, e ridendo apriva una bocca troppo grande, dalle labbra troppo sottili; gli occhi lucevano di compiacenza, ma erano piccoli e tondi, e nel naso schiacciato si aprivano due fosse larghe; — era paffuta e fresca, ma non bella.
Da tanto tempo, senza volere, anzi con un sordo dispetto, Beatrice si era venuta immaginando una fanciulla sottile e delicata, con un visino ovale e pallido, due occhioni aperti e neri come i capelli.
Se quel fantasma le fosse apparso lì, sorridente con melanconia, in sembianza d’una fanciulla viva, forse essa avrebbe avuto ancora il coraggio d’amarla — certo non l’avrebbe potuta odiare, come ne aveva avuto paura. Ma quella Nenna era tutt’altro. Beatrice guardò Cosimo alla sfuggita, e vedendo che egli teneva lo sguardo altrove: — Ma guarda, gli disse con gioia trattenuta, guarda.
— Ed ora che cosa facciamo? disse Battistone ai compagni.
— Facciamo l’obelisco.
— Sì, sì, facciamo l’obelisco.
— Tu intanto, soggiunse il nano parlando a Nenna, tu puoi andare dove ti piace, ma bada a non venirmi fra i piedi.
Egli voltò la rana, che subito diè un balzo, come se avesse una molla sotto il ventre.
La costruzione dell’obelisco umano fu difficile, perchè i pagliacci pretendevano di far stare Battistone sotto, e Battistone invece voleva andare in cima.
Ne nacque una contesa, in cui si spararono gran numero di ceffate sonore, ma Battistone al solito non ne toccò nemmanco una.