Egli prese per mano la bambina e la introdusse nel salotto a terreno. L’Alcide li accompagnò colla coda dell’occhio, non osando staccarsi dal vestibolo, perchè non gli avevano detto di entrare.
— Aspettami un momentino, disse Ambrogio alla bimba, io vado ad avvertire una signora che ti vuol vedere.
— Non dimenticare i confetti, disse Nenna.
— Te li darà la signora, disse il vecchio.
— Dille che ne porti tanti, insistè la rana; e siccome il vecchio era già fuori dell’uscio e non rispondeva, Nenna gli corse dietro gridando: tanti, tanti.
Il povero Alcide, stando nel vestibolo, alzava inutilmente una manaccia poderosa; da lontano quella correzione paterna riusciva tanto inefficace, che Nenna gridò ancora una volta, sebbene Ambrogio non la potesse più udire: tanti!
— Sta zitta, piccolo demonio, brontolò babbo Nicola.
La ragazza venne tranquillamente a sfidare la collera dell’atleta, ripetendogli sotto il naso: gli ho detto solamente che ne voglio tanti.
Babbo Nicola, disarmato dall’impudenza della sua Nenna, guardava severamente innanzi a sè, e la ragazza gli chiese:
— Che cosa guardi nel muro?