Allora l’atleta staccò lentamente gli occhi dal punto in cui li aveva messi e li chinò verso quel piccolo portento. Ma Nenna lo prese per mano e voleva tirarlo nel salotto.
Egli non ci voleva andare.
— Vieni, diceva la bimba piantando i calcagni e curvandosi a tirar con tutte le sue forze — quella signora darà a me i confetti, darà a te i soldi.
Beatrice, entrando, intese quelle ultime parole.
Essa venne dinanzi alla bimba, si chinò, e le strinse colle mani asciutte e bianche il faccione paffuto; poi guardò babbo Nicola, che apriva la bocca, dandosi ad intendere di sorridere, e gli disse allegramente:
— Si vede subito che è vostra figlia.
L’Alcide rise forte, parendogli il partito migliore in un caso simile. Poi disse col fiato mozzo, come se inghiottisse le parole:
— È un po’ monella, mi fa tribolare, ma mi vuol bene.
— Non è vero, dichiarò Nenna.
— Non è vero che sei monella? disse Beatrice.