Beatrice era venuta al capezzale del letto senza far rumore, e fu pronta a ringraziare ed a promettere solennemente con un bacio.
Il Parolini ed il suo egregio collega consegnarono alla carta bollata anche questa suprema volontà della testatrice, la quale poco dopo proseguì:
— Al mio caro amico Ambrogio Cima....
Ambrogio si svegliò dal suo sogno ed aprì tanto d’occhi.
— Lascio l’orticello Giuncheddu che posseggo in Sorso, oppure una somma di lire cinquemila in denaro, a sua scelta.
— Ma io... cominciò Ambrogio con cupo accento...
Gli fu imposto silenzio, e la penna del dottor Larucci ripetè scricchiolando questo legato.
— Ognuno de’ miei servi avrà alla mia morte lire mille.
— Quanti servi? chiese il notaio magro senza staccare gli occhi dalla carta bollata.
— Quanti sono i suoi servi, signora contessa? ripetè il Parolini.