— Non sono ancora tre mesi. Ecco come è andata: Dovevamo partire per Oristano, dove la compagnia aveva bisogno d’un Alcide; voleva venire anche lei, ma non istava bene; un giorno si sentì più male, venne il medico e mi disse: — È spacciata! — È andata così.
Nenna, che non gli aveva staccato gli occhi di dosso un momento, a questo punto lo interruppe per dire a Beatrice:
— Piange.
— Non è vero, protestò Alcide; ma era verissimo.
— È una sciocchezza, disse per iscusarsi; lo so bene che è una sciocchezza, perchè se io l’ho picchiata, qualche volta un po’ forte, è perchè ho le mani pesanti e uno non può sempre regolarsi come vuole; essa poi mi tirava a cimento, io faceva pel suo bene, ma ora mi dispiace, povera anima, vorrei non averle mai dato nemmeno uno scappellotto... Era una buona donna in fondo.
— Babbo Nicola, disse Beatrice coraggiosamente, voi siete un brav’uomo; la vostra ragazza non ha più madre; volete toglierla dal circo ed avviarla meglio?
— Avviarla meglio?... balbetto l’Alcide.
— Che cosa vuol dire avviarmi meglio? chiese Nenna.
— Vuol dire entrare in un collegio, studiare, e divenire maestra di scuola, per esempio; ti piacerebbe?
— Altro! fare la maestra, sì, mi piacerebbe; babbo Nicola, lasciami fare la maestra, io insegnerò alle bambine a fare la rana.