Tutta questa filosofia, che più tardi doveva fare un gran bene al professore, intanto qualche volta lo seccava. Allora diceva sottovoce a sè stesso: «amico, tu ragioni troppo; fa come lei: accontentati d’amare» — e diceva forte scherzando: «bambina mia, quanto bene mi vuoi oggi?» Angela accettava subito lo scherzo; pigliando un’aria infantile e allargando le braccia, balbettava: «tanto così.»
Ma non sapeva fare come una volta.
— Sono troppo grande, diceva per iscusarsi, ma ti adoro!
Non era aspettato che a marzo; venne invece una notte di febbraio, annunziandosi quasi all’improvviso ed empiendo ad un tratto la casina bianca di un trambusto silenzioso e solenne. Ma fu, come doveva essere, un maschio; e dopo aver portato per tutta una settimana i più strani nomi che l’amore paterno possa immaginare, ebbe finalmente un nome di cristiano battezzato. E si chiamò Silvio, come il compare della pallida mammina, la quale, sorridendo dal suo letto al nuovo amore, era certamente così bella, come non era stata mai. Ma ora il professore poteva notare questa cosa ed altre senza turbamento.
Quando la mammina, sotto gli occhi di tutti, dava la merenda o la cena al neonato, a Silvio bastava guardare la faccetta bianca di Angela per leggervi che essa era pronta e rassegnata a fare altrettanto.
Nel mese di marzo l’ingegnere Marini scrisse, rammentando al conte Cosimo la promessa fatta per bocca di Silvio.
Egli dava le migliori notizie del filone; era un filone grosso, alquanto inclinato, e se i calcoli non erravano, faceva una giravolta, tanto per fermarsi più lungamente nei poderi del conte. Già compiuti i lavori di preparazione, un nuovo pozzo d’estrazione e un pozzo d’aria, assicurava che per istrappare al filone tutta la calamina e il piombo argentifero, ci vorrebbero un paio d’anni almeno, forse più.
Se Cosimo manteneva la promessa d’andare a visitare la miniera colla sposa, ci sarebbe forse qualche piccola modificazione da fare nel contratto, coll’utile dei proprietari vecchi della miniera e del proprietario nuovo.
— È necessario andare, disse Silvio; ora poi che sei padre di famiglia, non devi stare in dubbio un momento. L’aria del monte farà bene a comare Beatrice e non farà male a mio figlioccio. Partite, a Speranza Nostra basto io...