Nell’immaginare disastri egli era andato fino all’inverisimile; aveva preveduto il caso che Angela si fosse innamorata dell’ingegnere Marini, e perfino — orribile a dirsi — che l’ingegnere gli avesse scritto colla complicità della fanciulla.

Ed era sopratutto in queste ipotesi disgraziate che importava arrivare inaspettato, per leggere subito nel turbamento dei colpevoli e salvare... che cosa mai? la dignità offesa. Ahi! il professore era giunto a quel punto della vita in cui le piaghe dell’amore si medicano coi cerotti dell’amor proprio.

Affrettando i passi su per l’erta, egli si rallegrava melanconicamente della propria accortezza: — Supponiamo sempre il peggio, pensava, cioè che si amino; se io prima di giungere fra loro due mi fossi fatto annunziare dal telegrafo, che cosa seguirebbe? Che troverei probabilmente Angela ammalata, lui assente — comare Beatrice e Cosimo si piglierebbero la briga di spiegarmi il resto.

Al mezzodì egli era arrivato alle case della miniera, allora rallentò il passo perchè non si potesse dire che aveva l’aria di accorrere a smorzare un incendio amoroso, e penetrò nell’abitazione del direttore, senza che nessuno l’avesse visto. Un momento dopo era alla presenza di Beatrice, la quale, vedendolo, mandò un piccolo grido e si rizzò per fargli festa. Silvio notò subito che l’aria montanina aveva fatto molto bene a Beatrice. Le sue guance erano rifiorite; nel suo corpo ingentilito e rassodato un’altra volta non si vedeva più traccia del lavoro troppo casto della maternità.

— Compare mio! diceva la contessa; e le brillavano gli occhi e le tremava un tantino la voce — compare mio, siete proprio voi? Oh! perchè non ci avete avvisato? Il mio Cosimo vi sarebbe venuto incontro ad Iglesias col biroccino, si sarebbe tutti qui a farvi festa. Le improvvisate hanno un lato brutto.... Ecco, mi trovate sola; e se non fosse del mio bimbo, forse non sarei qui nemmeno io...

Essa si voltava a guardare una culla di vimini, dove il piccolo Silvio dormiva coi pugni chiusi.

— Siete sola? disse il professore facendo l’allegro; non me ne lagno; dov’è Cosimo?

— Cosimo è uscito col direttore della miniera; sapete? cominciamo ad ammalarci di nostalgia, non vediamo l’ora di tornare a Speranza Nostra; mio marito faceva conto di sbrigare ogni cosa questa mattina e di partire...

— E Angela?

— Angela... per parlarvi del mio bimbo dimenticavo Angela; siamo tutti un poco egoisti... Angela dorme. L’ho vista poc’anzi, è incomodata... ma si sente meglio...